109 – La chiave di Sara

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Premetto che non conoscendo il regista, e non avendo letto il libro che ha ispirato il lavoro, per forza di cose potrò giudicare la chiave di Sara soltanto per quello che ho visto.

Quando un film richiama la tragedia dei campi di concentramento, dal suo covo spunta subito quel ramo della critica che punta il dito accusandolo di abuso del tema per fruttare soldi.

Un film che tratta di simili argomenti può difendersi da questa critica soltanto proponendo un nuovo spunto di riflessione, un qualcosa per giustificarlo.

Sinceramente mi è parso che in questo caso è accaduto proprio questo: le vicende della protagonista e del figlio inatteso si sono unite a quelle di Sara, e le ricostruzioni del ’42 si sono rivelate essere soltanto un parallelismo con un problema molto più recente e delicato: l’aborto.

Cine-tatuaggio: i segni di una toppa scucita dal petto

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