117 – Fuga da Alcatraz

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Per buona parte del film la consapevolezza che al protagonista non poteva succedere nulla di troppo grave – supportata dal titolo stesso che prometteva una fuga -mi ha permesso di gustarmi ogni scena in ogni suo particolare, e volendolo paragonare ad un pasto reale, la sensazione di essere alla cena dell’ultimo dell’anno non sarebbe un’esagerazione.

Poi l’oblio: fino al primo piano della testa di cartone è tutto un unico respiro trattenuto.

Proprio come il personaggio interpretato da Clint Eastwood, Fuga da Alcatraz analizza lo spettatore, lo distrae e  fugge, fugge dalla finzione e questi resta davanti alla storia senza più il tramite che gliela raccontava, smarrito in essa fino all’artificio dei titoli di coda, che interrompono l’ipnosi.

Cine-tatuaggio: un crisantemo sul cuore.

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