168 – Come in uno specchio

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Ancora una volta rimango avvolto dal silenzio che manifesta la consapevolezza di aver assaggiato un altro frammento di bellezza: la cristallizzazione in pellicola delle profonde riflessioni di un uomo che stimo ogni volta di più poiché mi trasporta nella dimensione puramente umana attraverso il mezzo cinematografico.

La ricerca di Dio è il risultato immediato della pressione della morte inesorabile, essa si manifesta con violenza improvvisa come un inciso che interrompe la quotidianità ricercata dai personaggi in questo spazio di serenità che vivono come parentesi tra momenti difficili in ospedale.

Il messaggio che propone il regista  ha il peso di un macigno, ma giunge filtrato da silenzi e forse da simboli, come uno specchio si propone come una bellissima poesia che nasconde in sè più di quanto riesce a comunicare davvero, e chi la ascolta non può che ammirarla da lontano tentando con tutte le proprie energie di aggrapparsi con quanta più forza è capace, ad ogni elemento per spingersi un po’ più in là.

Cine-tatuaggio: Una piccola barca sul tallone destro.

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6 pensieri su “168 – Come in uno specchio

  1. Lucius Etruscus ha detto:

    Ehhh, stavolta vai dritto al cuore.
    In un momento molto brutto della mia vita Bergman è stato un faro che ha illuminato la via. A vent’anni avevo già visto tutti i suoi film su cui ero riuscito a mettere le mani e li vedevo e rivedevo. (Le conservo ancora, quelle VHS, come cimeli preziosissimi)
    “Come in uno specchio” è sicuramente tra i miei preferiti, pieno di dialoghi ispirati e sequenze filmiche che andrebbero studiate fotogramma per fotogramma. Quanto ho amato la finta opera teatrale di Minus…
    Grazie di questo tuffo al cuore dei ricordi ^_^

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sei sulla buona strada, visto i capolavori che hai già recensito 😉
        Sicuramente ti consiglio “Luci d’inverno”, splendido e intenso a cui sono profondamente legato: un prete che ha perso la fede è un pane per i denti di Ingmar!
        Poi sicuramente “Il volto”, diverso come stile ma un’attenta analisi delle ipocrisie del perbenismo. Woody Allen, altro grande fan bergmaniano, ha ricopiato di netto un intero dialogo di questo film per il suo “Ombre e nebbia” (lo fa dire a Donald Pleasance)
        Più moderno è “Un mondo di marionette” che ho visto poche volte ma che lo stesso adoro: chi non si è mai sentito una marionetta nelle mani del sistema delle convenzioni sociali?
        Non un mio preferito ma sicuramente più famoso è “Sinfonia d’autunno”, il penultimo film interpretato da Ingrid Bergman e blandamente scopiazzato da Woody per “Settembre”
        Chiudo con un capolavoro che però, ti avverto, mette a dura prova: “Il silenzio”. E non è un titolo messo a caso: se non ricordo male l’unico dialogo presente è quello finale… Se riesci ad arrivare in fondo, vedrai che è un film che ti darà tantissimo 😉
        Ah, dimenticavo “La fontana della vergine”, da una ballata medievale: spero non ti dispiace se ti link un pezzo che ho scritto sul film e i suoi cloni 😉
        http://www.thrillermagazine.it/rubriche/9157/

        • Eterit ha detto:

          Grazie mille per i consigli, vedrò quanto prima ognuno dei film citati… e grazie per il link all’articolo (figurati se può darmi fastidio, anzi sentiti libero di linkare ogni articolo che può essere inerente ad un qualunque film sul blog). Mi domando se prima di leggere l’articolo mi convenga vedere i tre film.

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