179 – Ed Wood

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Un film dotato di un fascino misterioso che mi ha incuriosito fin dalla prima sequenza e mi ha appassionato alle vicende del protagonista.

Le atmosfere ricreate sono davvero particolari: la realtà della storia che si svolge al di fuori dei set improvvisati presenta a sua volta elementi che sembrano richiamare questi ultimi, e nonostante si voglia suggerire precarietà, conquistano per la bellezza delle animazioni in stop-motion.

Tim Burton racconta una storia molto profonda, la storia di un amore incondizionato da parte di un uomo nei confronti di un mondo che lo ha accettato sul fondo di ogni sua classifica, e riflettendoci, va riconosciuta una sorta di talento anche per venir considerati i peggiori in qualcosa!

Cine-tatuaggio: una piovra nella parte interna del braccio, all’altezza del gomito.

135 – The wolf of Wall Street

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La classica storia dell’uomo che viene corroso dal successo e dal denaro, una lunga immersione accompagnata da un grandissimo Di Caprio nei panni di Jordan Belfort.

La parabola asimmetrica del percorso del personaggio è suddivisa in tappe frequenti in cui è lo stesso protagonista a parlare al pubblico, una rottura di schemi non nuova nel cinema, ma decisamente funzionante considerando il genere in cui è inserita, una rottura che rende la biografia un’autobiografia con un narratore interno alla storia che sembra scoprire con noi ciò che accadrà.

La tecnica di narrazione è perfetta, regia in primis… tre ore fluide che alternano riprese pulite a sequenze in slow motion a spot pubblicitari a meta-cinema a flashback ad effetti di droghe…

Cine-tatuaggio: i lividi lasciati dalle nocche della mano destra sul petto.

124 – Into the Wild

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Da brivido.

Lascia senza fiato, fa venir voglia di lasciar tutto, entrare lì dentro.

Osservi, e mentre osservi riesci a sentire i profumi, senti il vento sulla pelle, il gelo sulla schiena e il calore del fuoco.

La semplicità disarmante di una scelta tanto coraggiosa, di una ricerca così sincera preparano allo shock finale: scopri che dietro quella bellezza c’è molto più di un film, c’è un’esperienza realmente vissuta.

Non sono mai stato più felice di questa mia abitudine di guardare i film conoscendo soltanto il titolo.

Cine-tatuaggio: una fiamma su questo tatuaggio

Ringrazio di cuore EdFelson per avermelo consigliato (nel lontano 17 luglio 2014 )

119 – Alì

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La declinazione cinematografica della lotta.

Il montaggio e la regia sono molto interessanti, soprattutto  nelle scene sul ring e quelle musicali.

Il doppiaggio mi ha un po’ distratto: Will Smith ha improvvisamente la voce di Pino Insegno (piuttosto che il solito Sandro Acerbo) e il giornalista ha quella di Mino Caprio, che è il doppiatore di Peter Griffin.

Cine-tatuaggio: il segno di una corda dietro la schiena.

110 – The Elephant Man

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La bestia umana, il dilemma etico, bene e male che aleggiano al di sopra della vita e danzano confondendo gli uomini, che da sotto osservano e cercano di distinguerli.

Il cinema racconta storie, in casi come questo storie incredibili e ispirate a qualcosa di accaduto, in casi come questo le racconta a modo suo, volendo raggiungere un piano differente.

E così le questioni della prima frase, che appaiono confuse a chi la legge distrattamente, si condensano nella figura di John Merrick e nelle persone che gli girano attorno.

Un film che commuove e invita alla riflessione.

Cine-tatuaggio: un piccolo elefante dietro la nuca

69 – The social network

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Come potrei essere obiettivo odiando Facebook non ne ho idea, in ogni caso lo premetto così non potete dirmi che non vi avevo avvisato!

Il caro Zuckerberg non ha smosso la mia simpatia neanche sotto queste vesti, il film non ha fatto venir fuori particolari interessanti e ha utilizzato una tecnica di flashback che non ho gradito molto.

Non sono solito parlare male di film, se lo faccio sono molto pacato e recupero qualche nota positiva.

Questo film non mi è piaciuto per nulla, e temo che il mio giudizio negativo verso il tema sia troppo forte per confermare questa bocciatura piena in maniera oggettiva.

Se non si era capito queste erano le mie parole buone!

Cine-tatuaggio: una “f” sul… no vabbè, oggi niente cine-tatuaggio!

57 – Il divo

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Un quadro interessantissimo circa la politica italiana dei primi anni novanta focalizzata sulla figura di Giulio Andreotti interpretato da un Toni Servillo irriconoscibile.

Arte e critica strisciano aggrovigliate lungo lo schermo, le caratteristiche carrellate di Sorrentino accarezzano l’imperturbabilità talvolta snervante del protagonista.

La presentazione dei personaggi mi è piaciuta tantissimo.

Giudizio finale: mi tatuo un’aspirina sulla fronte.

 

48 – Gandhi

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Gandhi non è un un film, è il resoconto di una vita sotto forma di film, la compressione in tre ore di quella che è stata una vita di 79 anni.

Il testo che compare all’inizio sottolinea proprio questo, la scena dell’omicidio posta in apertura anche.

Un film biografico è difficile di per sé, la vita di Gandhi lo è ancora di più, ma come tutte le grandi storie va raccontata, e il mezzo del cinema è forse tra i più diretti e forti di cui la società odierna dispone.

Attenborough a mio parere ha fatto un ottimo lavoro, il suo film è un vero trampolino di lancio che spinge lo spettatore ad approfondire e scoprire il testamento che ci ha lasciato questo grande uomo.

Giudizio finale: mi tatuo un arcolaio sulla schiena

30 – Toro scatenato

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Dire Scorsese-De Niro è come dire Leone-Morricone: si tratta di quelle accoppiate che segnano bendate e che regalano momenti di cinema indimenticabili.

Quando un film racconta la vita di qualcuno, esso diventa uno strumento particolarmente potente poiché amplia a dismisura il suo raggio d’azione; quando dietro un progetto simile c’è poi una coppia del genere il riscontro nello spettatore è garantito.

L’unico ingrediente mancante diventa così una storia valida da raccontare, quella di Jake LaMotta lo è decisamente!

Ciò che resta da fare è di cuocerlo a fuoco lento per due ore e servire caldo!

Giudizio finale: mi tatuo un toro sul collo-piede sinistro

16 – Quarto potere

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La ricerca impossibile del significato di una parola e la ricostruzione della vita di colui che è morto pronunciandola.

Alla fine, solo allo spettatore è concesso di vedere l’ultimo tassello, ma è suo il compito di ricostruire il puzzle.

Quarto potere è una fenice che fa rinascere un nuovo cinema dalle ceneri del vecchio, o almeno è questo che si sente dire…

È sicuramente una tappa fondamentale per diventare cinefili!

Giudizio finale: mi tatuo un pezzo di puzzle nel palmo sinistro.