125 – Terminator

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Non mi ha soddisfatto.
Il discorso è sempre lo stesso: non bisogna crearsi delle aspettative, eppure si trattava pur sempre di un film di Cameron con Swartznegger, insomma poteva trattarsi di una via di mezzo tra Alien scontro finale e The running man. Il mistero senza indizi è la tortura più terribile che viene mostrata, la perfezione della trama è una perla rara, la pulizia registica è gioia per gli occhi.
L’impatto visivo è indiscutibile, nella parte finale si è chiaramente consapevoli di assistere alla storia del cinema che fa un passo in avanti nel campo degli effetti speciali, il problema è che c’è poco altro: la trama è ripetitiva e banale (almeno rispetto alle potenzialità che possedeva), la storia d’amore tra Sara Connor e Kyle improbabile e piatta.

Arnold Swartznegger fa sicuramente una delle sue migliori interpretazioni.
In generale non si può dire che sia brutto, sono curioso di vedere come verranno gestiti i prossimi capitoli.
Cine-tatuaggio: un grosso taglio sull’occhio sinistro dal quale spunta un teschio di metallo e un occhio robotico. (Quella scena risolleva tantissimo il film)

102 – Brazil

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Un espressività onirica che solletica nel profondo, stupisce e sconvolge con le sue immagini e con i suoi simboli, trasporta in un mondo parallelo fatto di riferimenti al reale e critica senza bisogno di troppe parole.
Brazil è un vero capolavoro del cinema, Gilliam ha reinterpretato uno dei miei romanzi preferiti dando alla luce un progetto immenso che comunica in ogni suo particolare ma che al contempo resta profetico, lasciando un velo di nebbia nella mente di chi ha assistito, nebbia che necessita del suo tempo per diradarsi.

Immagino sia come una poesia: quando la si legge la prima volta ne cogli la bellezza ma – pur comprendendo l’ambito di cui tratta – non riesce mai ad arrivare tutta, ma necessita di più di una lettura per comprenderla al meglio… credo che lo riguarderò al più presto.

Cine-tatuaggio : delle ali spezzate sulla schiena.

91 – Videodrome

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Cos’è Videodrome?

È un caso che il film si chiami come il progetto?

Potrebbe l’intero film essere un esperimento di meta-cinema, un comunicare dentro lo schermo attraverso un secondo schermo in una sorta di matriosca?

Cosa significa il finale? (Presupponendo che tutto il resto sia chiaro).

Non credo sia possibile parlare di quello che penso del film, anche perché oltre alle poche righe che rappresentano un valido impedimento, le mie riflessioni tendono a non essere esprimibili verbalmente, e sarebbero molto più chiare se espresse con immagini… Solo che se si avesse la possibilità di ricreare delle immagini con la mente, il rischio è di ritrovarsi di nuovo il film da capo!

Cine-tatuaggio: una ferita verticale sulla pancia.

79 – Quinto potere

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Una ragione in più per dimostrare la potenza del cinema, la capacità di colpire l’attenzione,  la forza profetica del messaggio che giunge diretto con un monologo oppure filtrato da un personaggio che è pura metafora.

Realtà e finzione sono permanentemente l’una contro l’altra, la distopìa è l’esagerazione necessaria affinché ciò che distorce possa comparire più nitido agli occhi di chi la osserva,  e mai come in questo film questi occhi sono descritti magistralmente, con tutte le presbiopie e con l’annessa indifferenza di chi  guarda con curiosità ciò che appare insolito, ma smette nel momento in cui il dito è puntato verso se stessi.

C’ è un tentativo di rialzarsi, ma la visione finale è necessariamente pessimistica, d’altronde è pur sempre un film, pura finzione che critica lo stesso sistema che gli permette di criticare il sistema, insomma un paradossale piegarsi su se stessi dove per tornare indietro probabilmente è troppo tardi.

Cine-tatuaggio: un pulsante di RESET dietro la nuca.

58 – The running man

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Piccola chicca degli anni ottanta consigliata da Lorenzo Manildo in riferimento al cine-tatuaggio n° 32.

Chi ama il trash non può che divertirsi guardandolo, eppure – con tutte le premesse immaginabili – lascia dietro di sé qualcosa che molte altre pellicole del genere non hanno.

A partire dall’ambientazione interessantissima (che ricorda molto il futuro distopico di 1984), fino ad arrivare alla critica al sistema dei media, The running man soddisfa anche palati più delicati.

Cine-tatuaggio: mi tatuo un televisore con dentro un occhio sulla coscia.

E. 3. Ritorno al futuro (parte 2)

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(clicca qui per leggere la parte 1)

Il mio preferito dei tre: un gioco di intrecci temporali ben pensato e un equilibrio perfetto tra presente passato e futuro.

Come per il precedente (e per il successivo), un aspirante cinefilo ha aperto davanti a sé un vasto campo di citazioni, la mia preferita è sicuramente lo spezzone di Per un pugno di dollari (poi citato anche nel capitolo finale della trilogia).

La parte finale è particolarmente riuscita, la scena finale è epica.

Continua

32 – Essi vivono

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Essi vivono è un insolito accostamento di critica sociale ed action movie anni ’80 che si pone come punto di passaggio nella lunga autostrada che collega il mito della caverna di Platone a Matrix dei fratelli Wachowski.

Gradisco sempre quando un futuro distopico serve da specchio per schiaffare in faccia quello che accade davvero, e le scene di Jack che indossa gli occhiali valgono l’intera pellicola.

Altra scena particolarmente interessante è la scazzottata trai protagonisti, in particolare il significato che assume.

Giudizio finale: mi tatuo la scritta “THIS IS YOUR GOD” in riferimento a quest’altro tatuaggio.