178 – Vizio di forma

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Ciò che mi ha affascinato fin da subito è l’atmosfera offerta dalla fotografia capace di somministrare una gamma di colori (assolutamente coerenti con quelli proposti nella locandina) che suggeriscono una psichedelia non tradizionale, come d’altronde non tradizionale è l’intera narrazione che cerca disperatamente di accostare un’indagine ad un personaggio totalmente fuori luogo (interpretato da un quanto mai immenso Joaquin Phoenix).

Il film si fa strada con lentezza e nonchalance, e chi entra nel suo meccanismo si diverte non poco a lasciarlo fare, per vedere dove vuole andare.

Per citare qualcuno: “Vizio di forma è Il grande Lebowski che si incula Paura e delirio a Las Vegas“; forse un po’ esplicito, ma assolutamente vero!

Cine-tatuaggio:un volante sul collo, a destra.

171 – The Oxford Murders – Teorema di un delitto

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Non è esente da difetti, ma riesce a proporre elementi originali, talvolta anche interessanti.

I temi di contorno mi hanno affascinato fin dalla prima scena.

La trama è decisamente intrigante come ci si aspetta da un giallo, ma si ha la sensazione che poteva offrire qualcosa in più sia nella caratterizzazione dei personaggi, sia nel cercare di renderli più realistici.

Il finale mi ha soddisfatto poco: non si esprime in pieno e ho la sensazione che non dica tutto quello che doveva dire…

Cine-tatuaggio: la sequenza di quattro simboli sull’avambraccio destro.

[SPOILER] ho avuto come l’impressione che il suggerimento nel fazzoletto non fosse nel simbolo che il professor Seldom ha finto di scrivere quanto nel fatto che lo abbia piegato a forma di triangolo, questo metterebbe il suo personaggio nella condizione della donna che ha assassinato il marito nella storia da lui raccontata: il delitto perfetto non è quello che non lascia indizi, ma quello che restituisce un colpevole…

40 – Profondo rosso

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Intrigante e spaventoso, una finzione troppo evidente per crederci ma somministrata in dosi equlibrate, in cui ogni elemento è calibrato al millimetro per scatenare la paura.

La colonna sonora fa da padrona, ma – come spesso accade in questi casi – porta con sé una lunga serie di lati positivi.

Il colore rosso domina, la trama intriga, le soggettive inquietano, soprattutto quando non si capisce se lo sono o no, e se quindi l’assassino è presente.

Giudizio finale: mi tatuo una lama infilzata nella schiena.