127 – Un lupo mannaro americano a Londra

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Il dualismo si fa pellicola, il collega feroce di Dracula e Frankenstein prende vita in un film che è un horror e un comico contemporaneamente.

Tecnicamente è sorprendente, il mix è assurdo quanto piacevole: il fascino del brivido e il piacere della risata corrono a braccetto verso un finale tronco che evidenzia la volontà di creare una favola come quelle dei fratelli Grimm, senza il vissero felici e contenti ma con quella stessa atmosfera che aleggia fin dall’inizio.

La scena della trasformazione è incredibilmente reale, i trucchi dei non-morti terribilmente d’impatto (particolarmente nella prima scena in cui viene mostrato Jack).

Cine-tatuaggio: una luna piena sul dorso della mano sinistra.

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71 – Aliens – Scontro finale

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Non ci sono dubbi sulla differenza qualitativa col precedente capitolo, rinuncio tuttavia a fare la parte della persona scontenta per due motivi: il fatto che i due film siano diretti da due registi diversi comporta una visione necessariamente differente (sotto questo aspetto sarà molto più interessante vedere Prometheus e confrontarlo con il primo Alien); in secondo luogo il primo film non si presenta come numero uno di una saga ma piuttosto come un cult a sé stante.

Premesso ciò posso dire che è un bel film di intrattenimento, e che anche se abbandona le atmosfere del precedente capitolo orientandosi dall’horror verso l’azione è capace di approfondire molti discorsi lasciati aperti.

Cine-tatuaggio: una testa di bambola sotto il quadrante dell’orologio.

66 – Frankenstein (1931)

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Non lo si può guardare con l’aspettativa di spaventarsi, è fuori discussione, ma non è necessario: aldilà del film in sé, il contesto in cui è stato girato e i film che ha ispirato sono motivazioni necessarie per godere dei 67 minuti di pellicola!

Uno di questi è sicuramente Frankenstein Junior, che -come avevo previsto- ho rivalutato decisamente (d’altronde la bellezza di una parodia sta proprio nel riferirsi esplicitamente ad altre opere).

Tornando al film in sé, non si può negare che i temi trattati siano tutt’altro che datati; ho avuto come l’impressione che nonostante la creatura tenda a far pena, il finale supporta fin troppo l’atteggiamento della folla e si mostra come una sorta di lieto fine l’uccisione del mostro.

Giudizio finale: mi tatuo due appendici metalliche sul collo

62 – King Kong (2005)

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Peter Jackson, l’uomo che ha portato al cinema la Trilogia, propone uno dei classici per eccellenza e lo fa mostrando tanta passione, professionalità e rispetto.

Lo stacco dall’originale è di settant’anni (a quanto mi è parso di capire il re-make del 1998 non è stato proprio considerato), settant’anni di evoluzione cinematografica che hanno portato al concepimento di questo, che non credo di sbagliare nel definirlo, erede definitivo.

Questo perché – come Kong – ha preso nelle proprie mani il lavoro del ’33 e lo ha difeso con forza dagli avversari, mostrando come accanto al puro intrattenimento, è possibile far appassionare e riflettere.

Natura e civiltà, passato e futuro, cinema del passato e cinema del futuro, cinema per passione e cinema per denaro: temi affrontati dignitosamente, col supporto di meravigliose interpretazioni e un ottimo comparto tecnico di una Weta in piena forma.

Giudizio finale: mi tatuo un biplano sul palmo destro.

61 – Alien

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Se si fa un film ambientato nello spazio, il peso di 2001 tonnellate cade subito sulle spalle; per evitare di trascinarselo dietro con pessimi risultati bisogna sfruttarlo a proprio vantaggio, e Scott lo fa benissimo intelaiando una complessa trama di citazioni al capolavoro di Kubrick,mostrandosi capace di sostenere un horror nello spazio senza precedenti.

La vicenda avviene in un dedalo complesso di circuiti e condotti all’interno del quale si infiltra una creatura aliena, una trama apparentemente lineare che lascia trapelare non pochi colpi di scena.

Film di primo livello in ogni aspetto, la scenografia lascia a bocca aperta.

Giudizio finale: mi tatuo un uovo nero sulla bocca dello stomaco

55 – Lo squalo

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Capostipite di un vero e proprio filone, trampolino di lancio di Spielberg, musicalmente indelebile, maestro dei successivi film d’intrattenimento.

Già soltanto parlandone indirettamente risulta un tassello importante nella storia del cinema.

Nel vederlo poi ci si trova smarriti a largo, e il brivido dell’adrenalina scatenato dal nemico invisibile accompagna l’intera visione.

Giudizio finale: mi tatuo e mi cancello la scritta “corazzata indianapolis” sull’avambraccio sinistro

p.s. Consigliatissima la parodia di Ortolani recuperabile su Tutto Rat-man n. 7

50 – King Kong (1933)

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Quando decisi di diventare aspirante cinefilo non immaginavo che sarebbe bastato un film a farmi innamorare di un genere che prima snobbavo: parlo del monster movie, genere di cui King Kong è uno dei padri.

Una fusione meravigliosa di avventura, romanticismo e azione a cui si aggiungono scenari spettacolari e delle animazioni in stop motion incredibili.

Per pensarla in questo modo è ovvio che bisogna considerare che si tratta di una pellicola del 1933, ma considerando che un film successivo di 19 anni rispetto a Cabiria le lodi precedenti sono davvero niente (ovviamente è una lode al progresso, non sto screditando il film di Pastrone!)

Giudizio finale: mi tatuo un disegno dell’Empire State Building nel palmo destro.