120 – Birdman

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Se c’è una cosa che mi viene da dire dopo aver visto questo film è che è tremendamente invadente: non ti lascia tregua, ti confonde, ti porta nei personaggi nonostante la loro sia una realtà che esiste dall’altra parte dello schermo, e talvolta dal lato opposto della saviezza.

In un sistema a scatole cinesi il film mette in scena uno spettacolo teatrale ripreso da dietro le quinte portando con sé una forte critica al cinema odierno senza paura di fare nomi, una critica che riesce a sfruttare la propria eco per inserire la società, la tecnologia, la fama e la critica stessa.

Birdman si rivela essere una scultura tanto bella quanto fragile, in film del genere il finale è il particolare che decide se questa scultura manterrà l’equilibrio o cadrà rovinosamente in mille pezzi.

Con un piacevole sospiro di sollievo,Iñárritu si dimostra un eccelso artigiano: il capolavoro è servito.

Cine-tatuaggio: delle ali sulle narici

101 – Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore

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Ho la strana abitudine di vedere come iniziano i film, spegnere dopo cinque minuti e proseguire con il successivo finché non mi faccio un’idea di cosa guarderò di lì a qualche giorno.

Ero annoiato e stavo per fare la stessa cosa cominciando da questo film.

Inquadrature, colori, musiche, atmosfera, simmetria, umorismo.

Niente in particolare, semplicemente tutte queste cose insieme mi hanno letteralmente travolto e ho ripreso conoscenza ai titoli di coda.

È vero che trattandosi di Wes Anderson potevo anche aspettarmelo, ma è stata una sfida impossibile e nonostante tutto inevitabile, come il fumatore che vuole far credere di poter smettere quando gli pare.

Cine-tatuaggio: due distintivi sul braccio sinistro che compongono il numero 55.

20 – American History X

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La storia si intreccia con la Storia, il tema del razzismo  viene proposto in una maniera molto interessante.

La scelta del colore e del bianco e nero per indicare presente e flashback funziona: si ha l’impressione di vedere due pellicole con due protagonisti che si intrecciano.

Il tatuaggio visto come condanna di un passato che non si può cancellare.

“A cosa ci ispiriamo e dove siamo diretti? Come influisce il nostro atteggiamento in quello delle nuove generazioni?”

Quesiti che emergono e che portano lo spettatore ad affrontare temi ben al di sopra del solo tema del razzismo.

Giudizio finale: mi tatuo due X, una sul petto a destra vuota (con solo il bordo), l’altra dietro in corrispondenza della prima ma nera.

17 – Grand Budapest Hotel

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Non conoscevo Wes Anderson come regista, ora sento l’obbligo verso me stesso di recuperarne la filmografia.

Lo stile, il gusto, la poesia, la leggerezza, l’originalità, la raffinatezza.

Ognuno di questi elementi sovrasta l’altro in una sorta di Jenga che si eleva verso l’infinito e oltre.

Parole forse eccessive per un aspirante cinefilo che arriva al film in maniera quasi diretta senza aver consultato “fonti autorevoli”…

Ma come può non essere criticato positivamente Grand Budapest Hotel?!

Giudizio finale: mi tatuo due chiavi incrociate sul petto a sinistra.