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148 – 1997: Fuga da New York

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Risulta difficile contestualizzarlo: pensare che quando è stato realizzato nell’81 il 1997 era il futuro mi fa sentire preso in giro.

La qualità del film in ogni suo aspetto è indiscutibilmente perfetta, ma quello che più mi ha fatto impazzire è la scelta di trasformare Manhattan in una prigione, non solo per l’idea in sè (e per le varie metafore che vuole suggerire), ma per come è stata resa visivamente da Carpenter.

Se tutto ciò non bastasse, la scena finale vale i cento minuti di film.

Cine-tatuaggio : un serpente nero sulla pancia

P.S. proprio in questo periodo sto recuperando metal gear 4, e trovarmi Kurt Russell con benda sull’occhio, vizio del fumo e soprannome Snake mi ha spaesato non poco!

73 – L’ultima tentazione di Cristo

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Non posso pensarti figlio di Dio, ma figlio dell’uomo...” cantava De André, e nel ripetere quel ritornello posso diventava voglio, infine devo.

Questo film di Scorsese credo non si allontani molto dai temi de La buona novella.

Dafoe interpreta un Cristo umano in ogni suo dubbio, in ogni sua paura e nella sua possibilità di peccare.

Credo che sotto molti aspetti il sia volutamente provocatorio, e credo che lo sia per stabilire un giudizio equilibrato nei confronti di uno dei più importanti personaggi della storia dell’umanità troppo spesso considerato fuori dalla sua natura.

Interessantissima inoltre la visione di Giuda.

Cine-tatuaggio: una mela morsicata sulla scapola destra

Ringrazio Danilo per avermelo consigliato!

61 – Alien

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Se si fa un film ambientato nello spazio, il peso di 2001 tonnellate cade subito sulle spalle; per evitare di trascinarselo dietro con pessimi risultati bisogna sfruttarlo a proprio vantaggio, e Scott lo fa benissimo intelaiando una complessa trama di citazioni al capolavoro di Kubrick,mostrandosi capace di sostenere un horror nello spazio senza precedenti.

La vicenda avviene in un dedalo complesso di circuiti e condotti all’interno del quale si infiltra una creatura aliena, una trama apparentemente lineare che lascia trapelare non pochi colpi di scena.

Film di primo livello in ogni aspetto, la scenografia lascia a bocca aperta.

Giudizio finale: mi tatuo un uovo nero sulla bocca dello stomaco

47 – This must be the place

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Una storia inusuale che si impersonìfica nella vecchia Rockstar Cheyenne ancora nascosta dietro la sua maschera.

Gli incontri e le tematiche rendono la pellicola un qualcosa di simile a una raccolta di poesie, similitudine supportata per buona percentuale dalla maestria di Sorrentino dietro la macchina da presa.

Molto interessante la figura del protagonista, quasi iconica, ancora più interessante il suo percorso.

Giudizio finale: mi tatuo il mio numero di telefono sull’avambraccio destro.

28 – Il Padrino (parte 2)

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Forse è solo una mia sensazione, ma guardando questo film e il capitolo precedente (immagino sarà così anche il successivo) ho trovato un insieme di elementi – primo fra tutti la fotografia – legati fortemente a questa saga, e a nessun altro film visto.

È come se prendendo una qualsiasi scena e riproducendone o soltanto i dialoghi, o soltanto il video, o soltanto la musica, li si associa sempre e senza dubbio al Padrino.

Il doppio filone narrativo presente in questa seconda parte credo lo renda un capitolo degno (se non superiore) del predecessore.

Magistrale De Niro che porta a compimento il difficile compito di accollarsi la parte di Vito Corleone che Marlon Brando aveva iconizzato.

Giudizio finale: mi tatuo un piccolo foglio tenuto da una spilla da balia sulla parte destra del petto con sopra la scritta “Red Star Line ” e sotto un “7”