102 – Brazil

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Un espressività onirica che solletica nel profondo, stupisce e sconvolge con le sue immagini e con i suoi simboli, trasporta in un mondo parallelo fatto di riferimenti al reale e critica senza bisogno di troppe parole.
Brazil è un vero capolavoro del cinema, Gilliam ha reinterpretato uno dei miei romanzi preferiti dando alla luce un progetto immenso che comunica in ogni suo particolare ma che al contempo resta profetico, lasciando un velo di nebbia nella mente di chi ha assistito, nebbia che necessita del suo tempo per diradarsi.

Immagino sia come una poesia: quando la si legge la prima volta ne cogli la bellezza ma – pur comprendendo l’ambito di cui tratta – non riesce mai ad arrivare tutta, ma necessita di più di una lettura per comprenderla al meglio… credo che lo riguarderò al più presto.

Cine-tatuaggio : delle ali spezzate sulla schiena.

E. 11. Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate

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Sono ancora sconvolto, l’unica cosa che mi sento di consigliare è di non vederlo.

Ho passato molto tempo in questi giorni a rivedere i contenuti speciali dei primi due capitoli per riconoscere che nonostante ci fossero molti problemi, ogni film aveva dietro un lavoro serio.

Non so come abbiano fatto a pensare di proporre questo aborto sinceramente, ma dubito che lo abbiano riguardato!

La trama è inconsistente, alcuni protagonisti si vedono meno delle comparse, altri risultano poco credibili, quelli aggiunti di forza sono fastidiosi oltremodo.

La sensazione di assistere a un videogame raggiunge gli apici, le scene finali di ogni storia sono imbarazzanti (oltre che inesistenti).

Cine-tatuaggio: una fascia nera sul braccio in segno di lutto.

E. 10. Lo Hobbit – La desolazione di Smaug

Segue da questo articolo

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Vedere questo film fu come ricevere uno schiaffo (come quello che meritava la ragazza a fianco a me che è stata su Facebook tutto il tempo… ma questa è un’altra storia).

Inizialmente riuscii addirittura a farmelo piacere, ma più le immagini sbiadivano, più gli enormi difetti si facevano evidenti fino a trovarmi profondamente deluso dalle scelte di Peter Jackson.

Con l’uscita dell’edizione estesa la pecca Beorn si è leggermente ricucita, ma non è bastata a farmi cambiare idea.

Non mi è dispiaciuta la scelta di tre film piuttosto che due, ma tantissime delle scene riempitive si sono rivelate un vero affronto a Tolkien.

Insomma, un film tratto da un libro è sempre un compromesso ed è sempre la visione di un regista, ma questa più che visione mi è sembrata un attentato all’opera letteraria nonché una brutta macchia che rischia di contaminare l’ottimo lavoro fatto con Il Signore degli Anelli.

Conclude…

E.9. Lo Hobbit

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Alla chiusura di questa seconda trilogia sulla Terra di mezzo, che sembra richiamare il lavoro fatto con Star Wars in questioni cronologiche, i giudizi non sembrano discostarsi da quelli relativi ai primi tre episodi della saga di Lucas e sono tantissimi i fan che non hanno gradito le scelte di Jackson a proposito delle avventure di Bilbo.
Da appassionato, so bene che le edizioni estese dei film di PJ sono veri e propri film a parte, e che la cura che ci mette per ognuno di essi emerge nelle ore di making-off dei Dvd extra.
Consapevole di tutto ciò ho atteso di possedere i primi due capitoli estesi prima di dire la mia, e devo riconoscere che ho cambiato idea molte volte.
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61 – Alien

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Se si fa un film ambientato nello spazio, il peso di 2001 tonnellate cade subito sulle spalle; per evitare di trascinarselo dietro con pessimi risultati bisogna sfruttarlo a proprio vantaggio, e Scott lo fa benissimo intelaiando una complessa trama di citazioni al capolavoro di Kubrick,mostrandosi capace di sostenere un horror nello spazio senza precedenti.

La vicenda avviene in un dedalo complesso di circuiti e condotti all’interno del quale si infiltra una creatura aliena, una trama apparentemente lineare che lascia trapelare non pochi colpi di scena.

Film di primo livello in ogni aspetto, la scenografia lascia a bocca aperta.

Giudizio finale: mi tatuo un uovo nero sulla bocca dello stomaco

19 – Il pasto nudo

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Credo sia il film kafkiano per eccellenza: un’esperienza fatta di simboli e parole, il percorso di uno scrittore che vive in una realtà parallela.

Mente e mondo intrecciano i loro fotogrammi e partoriscono Il pasto nudo, lo spettatore coglie una piccola percentuale della totalità, come è giusto che sia in questi casi.

Interessantissimi i titoli di testa, molto bello il discorso all’inizio tra Martin e Hank sulla scrittura.

Giudizio finale: mi tatuo una minuscola blatta sul polpastrello dell’indice sinistro.