168 – Come in uno specchio

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Ancora una volta rimango avvolto dal silenzio che manifesta la consapevolezza di aver assaggiato un altro frammento di bellezza: la cristallizzazione in pellicola delle profonde riflessioni di un uomo che stimo ogni volta di più poiché mi trasporta nella dimensione puramente umana attraverso il mezzo cinematografico.

La ricerca di Dio è il risultato immediato della pressione della morte inesorabile, essa si manifesta con violenza improvvisa come un inciso che interrompe la quotidianità ricercata dai personaggi in questo spazio di serenità che vivono come parentesi tra momenti difficili in ospedale.

Il messaggio che propone il regista  ha il peso di un macigno, ma giunge filtrato da silenzi e forse da simboli, come uno specchio si propone come una bellissima poesia che nasconde in sè più di quanto riesce a comunicare davvero, e chi la ascolta non può che ammirarla da lontano tentando con tutte le proprie energie di aggrapparsi con quanta più forza è capace, ad ogni elemento per spingersi un po’ più in là.

Cine-tatuaggio: Una piccola barca sul tallone destro.

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150 – L’ora del lupo

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Oscuro e inquietante, profondo come il buio intenso, intricato come la mente umana, instabile come la psiche.

C’è una scena in cui una delle visioni del protagonista assume le sembianze di un bambino, e lo si vede sprofondare e riemergere da un mare nero come l’inchiostro, mi sono immedesimato in quelle immersioni e ho vissuto il film con angoscia sprofondando nella mente delirante dell’artista.

Ho notato un distacco di stile rispetto agli altri film, almeno per ciò che riguarda la narrazione, ma le sensazioni che mi dà la visione dei film di Bergman mi fa sentire bene e – può sembrare assurdo – in grande sintonia con quella parte di lui che ha riversato nelle sue opere d’arte.

Cine-tatuaggio: un morso di serpente sulla caviglia destra.

103 – Sussurri e grida

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Parlare di questi film è come parlare della vita, la domanda diretta sul significato della stessa assoggetta, confonde, magari pietrifica oppure provoca rabbia, paura, distacco.

Sussurri e grida è la condizione dell’uomo che necessita di contrasti per aprire i propri occhi.

Bergman propone uno dei suoi temi più ricorrenti, la morte, per spiegare la vita, ma fedele alla necessità umana del contrasto, parla con il mutismo.

L’opera assume l’aspetto di un dipinto con i suoi silenzi, i colori, le pose.

Lo spettatore può solo assistere attonito ad un film che come pochi altri riesce a spingersi tanto fuori dallo schermo, per raggiungere l’invisibile.

Cine-tatuaggio: una linea sottile all’altezza del diaframma

75 – Il posto delle fragole

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È un film di una perfezione tale che ogni altro commento sembra superfluo.

Un film sulla vita, sull’uomo.

Un’avventura nel tempo, un tempo senza lancette, un tempo che non conosce la differenza fra il passato, il presente e il futuro.

Un’avventura nello spazio, uno spazio senza confini, uno spazio che non conosce la differenza fra il ricordo, la realtà e il sogno.

Un’avventura fatta di incontri, di emozioni, di simboli.

Un’avventura che ti riempie il cuore di energia.

Cine-tatuaggio: un orologio senza lancette sul cuore.

53 – Persona

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Introspettivo, surreale, contrastante.

Tre aggettivi che rivelano la consistenza di Persona, tre aggettivi che rivelano ciò che Persona mi ha dato, tre aggettivi che sono la punta dell’iceberg di quelle che possono essere le interpretazioni di questo capolavoro….

Introspettivo: la ricerca di sé stessi nella scelta del mutismo, l’isolamento dal resto del mondo;

Surreale: circondato da una cornice meta-cinematografica, interrotto periodicamente da immagini oniriche;

Contrastante: dominato dal dualismo della tecnica – la fotografia che passa dal bianco estremo al nero cupo, la duplice ripetizione delle battute finali – dei personaggi – le due donne che entrano in tale comunicazione che finiscono col confondersi – delle tematiche – chiacchiera/mutismo, amore/odio, semplicità/profondità.

Giudizio finale: mi tatuo una moneta con un volto di donna sul dorso della mano destra

9 – Il settimo sigillo

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Evocativo e coinvolgente, affronta con decisione i grandi temi dell’umanità.

Mi ha colpito come mai prima un film, ho avuto la sensazione di proseguire la lettura di un qualcosa cominciato tanto tempo fa.

Il settimo sigillo è il cinema che prende il testimone dalle altre arti e prosegue il loro percorso di accompagnatrici dell’umanità.

Giudizio finale: mi tatuo il re bianco degli scacchi sul tallone destro.