184 – I’m still here

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Penso che sia il primo film che vedo in cui l’attore mostra davvero la propria essenza, Joaquin Phoenix mi ha davvero fatto credere che quella parte che recitava fosse un attore reale colpito dal successo e abbattuto dalle successive raffiche di flash, telefonini e fischi. Continua a leggere

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178 – Vizio di forma

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Ciò che mi ha affascinato fin da subito è l’atmosfera offerta dalla fotografia capace di somministrare una gamma di colori (assolutamente coerenti con quelli proposti nella locandina) che suggeriscono una psichedelia non tradizionale, come d’altronde non tradizionale è l’intera narrazione che cerca disperatamente di accostare un’indagine ad un personaggio totalmente fuori luogo (interpretato da un quanto mai immenso Joaquin Phoenix).

Il film si fa strada con lentezza e nonchalance, e chi entra nel suo meccanismo si diverte non poco a lasciarlo fare, per vedere dove vuole andare.

Per citare qualcuno: “Vizio di forma è Il grande Lebowski che si incula Paura e delirio a Las Vegas“; forse un po’ esplicito, ma assolutamente vero!

Cine-tatuaggio:un volante sul collo, a destra.

95 – Il gladiatore

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È così strano averlo visto per la prima volta così tardi che è come se non sapessi bene cosa dire, inoltre il taglio epico rende tutto più complicato facendoti sentire minuscolo.

In effetti credo sia proprio questo il punto: ogni elemento è così solenne che certe scene riescono a scuotere fin dentro le viscere.

Forse la trama si concede troppi lussi nei confronti della Storia in fatto di veridicità, ma è anche vero che in quasi 3 ore non c’è stato un minuto in cui mi sono annoiato.

Una cosa è certa: se lo avessi visto qualche anno fa avrei perso la testa.

Cine-tatuaggio: le statuette di una donna e di un bambino a sinistra sulle costole.

14 – Her

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Comunicare con parallelismi è una tecnica fondamentale se si vuole creare un contatto con chi nega l’evidenza delle cose.

Il mondo che Spike Jonze propone è e non è il nostro mondo, è e non è il nostro futuro.

L’introspezione, l’amore, la crescita… riesci a sentirli, ma non puoi toccarli.

Parafrasando Claudio Di Biagio (consigliatissima la sua recensione): Her è per il pubblico ciò che Samantha è per Theodore.

Giudizio finale: mi tatuo un piccolo cerchio rosso nell’orecchio sinistro.