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150 – L’ora del lupo

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Oscuro e inquietante, profondo come il buio intenso, intricato come la mente umana, instabile come la psiche.

C’è una scena in cui una delle visioni del protagonista assume le sembianze di un bambino, e lo si vede sprofondare e riemergere da un mare nero come l’inchiostro, mi sono immedesimato in quelle immersioni e ho vissuto il film con angoscia sprofondando nella mente delirante dell’artista.

Ho notato un distacco di stile rispetto agli altri film, almeno per ciò che riguarda la narrazione, ma le sensazioni che mi dà la visione dei film di Bergman mi fa sentire bene e – può sembrare assurdo – in grande sintonia con quella parte di lui che ha riversato nelle sue opere d’arte.

Cine-tatuaggio: un morso di serpente sulla caviglia destra.

103 – Sussurri e grida

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Parlare di questi film è come parlare della vita, la domanda diretta sul significato della stessa assoggetta, confonde, magari pietrifica oppure provoca rabbia, paura, distacco.

Sussurri e grida è la condizione dell’uomo che necessita di contrasti per aprire i propri occhi.

Bergman propone uno dei suoi temi più ricorrenti, la morte, per spiegare la vita, ma fedele alla necessità umana del contrasto, parla con il mutismo.

L’opera assume l’aspetto di un dipinto con i suoi silenzi, i colori, le pose.

Lo spettatore può solo assistere attonito ad un film che come pochi altri riesce a spingersi tanto fuori dallo schermo, per raggiungere l’invisibile.

Cine-tatuaggio: una linea sottile all’altezza del diaframma

53 – Persona

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Introspettivo, surreale, contrastante.

Tre aggettivi che rivelano la consistenza di Persona, tre aggettivi che rivelano ciò che Persona mi ha dato, tre aggettivi che sono la punta dell’iceberg di quelle che possono essere le interpretazioni di questo capolavoro….

Introspettivo: la ricerca di sé stessi nella scelta del mutismo, l’isolamento dal resto del mondo;

Surreale: circondato da una cornice meta-cinematografica, interrotto periodicamente da immagini oniriche;

Contrastante: dominato dal dualismo della tecnica – la fotografia che passa dal bianco estremo al nero cupo, la duplice ripetizione delle battute finali – dei personaggi – le due donne che entrano in tale comunicazione che finiscono col confondersi – delle tematiche – chiacchiera/mutismo, amore/odio, semplicità/profondità.

Giudizio finale: mi tatuo una moneta con un volto di donna sul dorso della mano destra