178 – Vizio di forma

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Ciò che mi ha affascinato fin da subito è l’atmosfera offerta dalla fotografia capace di somministrare una gamma di colori (assolutamente coerenti con quelli proposti nella locandina) che suggeriscono una psichedelia non tradizionale, come d’altronde non tradizionale è l’intera narrazione che cerca disperatamente di accostare un’indagine ad un personaggio totalmente fuori luogo (interpretato da un quanto mai immenso Joaquin Phoenix).

Il film si fa strada con lentezza e nonchalance, e chi entra nel suo meccanismo si diverte non poco a lasciarlo fare, per vedere dove vuole andare.

Per citare qualcuno: “Vizio di forma è Il grande Lebowski che si incula Paura e delirio a Las Vegas“; forse un po’ esplicito, ma assolutamente vero!

Cine-tatuaggio:un volante sul collo, a destra.

146 – The Royal Tenenbaums

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Sono al suo quinto film, e sono sempre più convinto che dietro lo stile che si rispecchia nelle inquadrature frontali, nella simmetria, nella suddivisione in capitoli e via dicendo, dietro l’eccentricità dei suoi personaggi e della storia,  ci siano dei forti ideali e sentimenti immensi.

Me ne sono convinto poiché ho riflettuto sui personaggi che più mi hanno colpito: Gustave, Steve Zissou, e ora Royal Tenenbaum.

Dietro il sorriso che suscitano con i loro comportamenti irreali si cela un qualcosa di vero, che proprio essendo vero riesce a uscire con più forza poiché in contrasto con tutto quello che lo circonda.

Wes Anderson è uno chef attento che propone piatti caserecci dall’aspetto sofisticato, in modo che quando vengono serviti siano irriconoscibili, ma i palati più attenti non possono non notare che sotto la grande preparazione si cela un qualcosa tutt’altro che artificiale.

Cine-tatuaggio : Una coltellata allo stomaco

45 – Le avventure acquatiche di Steve Zissou

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Wes Anderson  gioca col cinema, lo svela, rende lo spettatore consapevole e non imita in nessun momento la vita reale.

Con questi presupposti crea ogni volta un qualcosa di incredibile e meraviglioso che riesce a tirar fuori sensazioni non chiare né definibili, spesso ossimòriche, come la leggerezza-profondità di molte scene.

Questo film rientra perfettamente nei canoni non convenzionali del regista e trasporta in un’avventura incredibile fatta di luoghi meravigliosi, personaggi stravaganti e a bordo della nave più bella che si possa immaginare per un’avventura di questo genere.

Prima del tatuaggio ci tenevo ad appuntare la cura maniacale dei particolari, la scelta dei colori e la colonna sonora (compreso il modo in cui viene proposta).

Giudizio finale: mi tatuo delle branchie sul collo.

17 – Grand Budapest Hotel

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Non conoscevo Wes Anderson come regista, ora sento l’obbligo verso me stesso di recuperarne la filmografia.

Lo stile, il gusto, la poesia, la leggerezza, l’originalità, la raffinatezza.

Ognuno di questi elementi sovrasta l’altro in una sorta di Jenga che si eleva verso l’infinito e oltre.

Parole forse eccessive per un aspirante cinefilo che arriva al film in maniera quasi diretta senza aver consultato “fonti autorevoli”…

Ma come può non essere criticato positivamente Grand Budapest Hotel?!

Giudizio finale: mi tatuo due chiavi incrociate sul petto a sinistra.