168 – Come in uno specchio

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Ancora una volta rimango avvolto dal silenzio che manifesta la consapevolezza di aver assaggiato un altro frammento di bellezza: la cristallizzazione in pellicola delle profonde riflessioni di un uomo che stimo ogni volta di più poiché mi trasporta nella dimensione puramente umana attraverso il mezzo cinematografico.

La ricerca di Dio è il risultato immediato della pressione della morte inesorabile, essa si manifesta con violenza improvvisa come un inciso che interrompe la quotidianità ricercata dai personaggi in questo spazio di serenità che vivono come parentesi tra momenti difficili in ospedale.

Il messaggio che propone il regista  ha il peso di un macigno, ma giunge filtrato da silenzi e forse da simboli, come uno specchio si propone come una bellissima poesia che nasconde in sè più di quanto riesce a comunicare davvero, e chi la ascolta non può che ammirarla da lontano tentando con tutte le proprie energie di aggrapparsi con quanta più forza è capace, ad ogni elemento per spingersi un po’ più in là.

Cine-tatuaggio: Una piccola barca sul tallone destro.

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155 – Big Hero 6

big hero 6, walt disney, john lassenter, recensione, tatuaggio, aspettaunmementoParte in maniera esplosiva e stupisce per ogni sua caratteristica; vivace e divertente, offre tantissime emozioni, anche contrastanti, riuscendo a mantenere un equilibrio lodevole.

Poi, verso la metà, crolla su sé stesso con cliché e colpi di scena evitabili e un villain decisamente poco studiato!

Il film è carino nel complesso, ma aveva tutte le carte in regola per essere un capolavoro.

Cine-tatuaggio: due cerchi neri collegati da un segmento, sul petto a sinistra.

120 – Birdman

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Se c’è una cosa che mi viene da dire dopo aver visto questo film è che è tremendamente invadente: non ti lascia tregua, ti confonde, ti porta nei personaggi nonostante la loro sia una realtà che esiste dall’altra parte dello schermo, e talvolta dal lato opposto della saviezza.

In un sistema a scatole cinesi il film mette in scena uno spettacolo teatrale ripreso da dietro le quinte portando con sé una forte critica al cinema odierno senza paura di fare nomi, una critica che riesce a sfruttare la propria eco per inserire la società, la tecnologia, la fama e la critica stessa.

Birdman si rivela essere una scultura tanto bella quanto fragile, in film del genere il finale è il particolare che decide se questa scultura manterrà l’equilibrio o cadrà rovinosamente in mille pezzi.

Con un piacevole sospiro di sollievo,Iñárritu si dimostra un eccelso artigiano: il capolavoro è servito.

Cine-tatuaggio: delle ali sulle narici

110 – The Elephant Man

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La bestia umana, il dilemma etico, bene e male che aleggiano al di sopra della vita e danzano confondendo gli uomini, che da sotto osservano e cercano di distinguerli.

Il cinema racconta storie, in casi come questo storie incredibili e ispirate a qualcosa di accaduto, in casi come questo le racconta a modo suo, volendo raggiungere un piano differente.

E così le questioni della prima frase, che appaiono confuse a chi la legge distrattamente, si condensano nella figura di John Merrick e nelle persone che gli girano attorno.

Un film che commuove e invita alla riflessione.

Cine-tatuaggio: un piccolo elefante dietro la nuca

107 – Il cacciatore

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Una denuncia evidente alla guerra, una denuncia reale che parla con le immagini e che rifiuta ogni tipo di distrazione: non c’è spazio per sparatorie o per scene di assalti, il protagonista è l’uomo e l’orrore a cui è chiamato ad assistere, il fato è un proiettile inserito in un tamburo; il nemico non è colui che è seduto di fronte, vittima della stessa sorte, ma chi pone la pistola, mentre tutti gli altri scommettono sulla vita.

Chi parte, chi resta, le loro emozioni sono rappresentate in maniera credibile oltremodo da un cast eccezionale.

Cine-tatuaggio: una circonferenza intorno a questo tatuaggio

Ringrazio Francesco Stabe che moltissimo tempo fa me lo consigliò in un post in cui si discuteva di film sulla guerra in Vietnam (per mia fortuna segno tutto, altrimenti chissà quando lo avrei recuperato).

106 – Barry Lyndon

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Un passato perfettamente ricostruito che mette in luce ciò che è dell’uomo al di là del tempo.

Il percorso di un protagonista che affronta un destino che innalza e abbassa senza un apparente criterio, un cammino che incontra il valore e la corruzione, l’amore e il dolore, la ricchezza e la povertà…

Il mondo delle maschere, dell’ipocrisia, dell’onore da difendere, un mondo stordito dalla propria finzione, incapace di venir fuori dall’apparenza che si è imposto e che resta  irrigidito come tempera su tela.

Cine-tatuaggio: un colpo di fucile sotto il ginocchio sinistro.

104 – Boyhood

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È un’esperienza molto particolare quella proposta da Linklater in questo lavoro, un’esperienza che non si è soliti vedere al cinema.

Non so perché, ma mi viene in mente Bonanza nell’intro di Radiofreccia che parla delle vite nei film confrontandole con la vita reale.

Ecco, in questo caso le due cose sono molto più vicine del solito.

ALl’inizio mi aspettavo qualcosa di più filosofico, come Waking Life, poi mi sono reso conto che quel qualcosa c’è sempre stato sin dalla prima inquadratura.

Cine-tatuaggio: una circonferenza intorno all’occhio sinistro, come se mi fossi sporcato guardando in un cannocchiale.

95 – Il gladiatore

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È così strano averlo visto per la prima volta così tardi che è come se non sapessi bene cosa dire, inoltre il taglio epico rende tutto più complicato facendoti sentire minuscolo.

In effetti credo sia proprio questo il punto: ogni elemento è così solenne che certe scene riescono a scuotere fin dentro le viscere.

Forse la trama si concede troppi lussi nei confronti della Storia in fatto di veridicità, ma è anche vero che in quasi 3 ore non c’è stato un minuto in cui mi sono annoiato.

Una cosa è certa: se lo avessi visto qualche anno fa avrei perso la testa.

Cine-tatuaggio: le statuette di una donna e di un bambino a sinistra sulle costole.

89 – Little miss sunshine

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Quando un film riesce a ingranare la marcia con un inizio di quelli buoni, il resto della strada è in discesa.

Quando un film termina con un bel colpo di scena, molti dei difetti del mezzo si fanno meno cattivi.

Quando un film non sbaglia il ritmo, anche se fosse brutto, almeno non se ne ha l’occasione di rendersene conto!

Quando un film ha due cameo del genere, e a consigliartelo c’è Claudio Di Biagio, e quando è tutte queste cose insieme, l’unica cosa che resta da fare è guardarselo e goderselo!

Cine-tatuaggio: le impronte di due mani dietro la schiena.

79 – Quinto potere

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Una ragione in più per dimostrare la potenza del cinema, la capacità di colpire l’attenzione,  la forza profetica del messaggio che giunge diretto con un monologo oppure filtrato da un personaggio che è pura metafora.

Realtà e finzione sono permanentemente l’una contro l’altra, la distopìa è l’esagerazione necessaria affinché ciò che distorce possa comparire più nitido agli occhi di chi la osserva,  e mai come in questo film questi occhi sono descritti magistralmente, con tutte le presbiopie e con l’annessa indifferenza di chi  guarda con curiosità ciò che appare insolito, ma smette nel momento in cui il dito è puntato verso se stessi.

C’ è un tentativo di rialzarsi, ma la visione finale è necessariamente pessimistica, d’altronde è pur sempre un film, pura finzione che critica lo stesso sistema che gli permette di criticare il sistema, insomma un paradossale piegarsi su se stessi dove per tornare indietro probabilmente è troppo tardi.

Cine-tatuaggio: un pulsante di RESET dietro la nuca.