107 – Il cacciatore

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Una denuncia evidente alla guerra, una denuncia reale che parla con le immagini e che rifiuta ogni tipo di distrazione: non c’è spazio per sparatorie o per scene di assalti, il protagonista è l’uomo e l’orrore a cui è chiamato ad assistere, il fato è un proiettile inserito in un tamburo; il nemico non è colui che è seduto di fronte, vittima della stessa sorte, ma chi pone la pistola, mentre tutti gli altri scommettono sulla vita.

Chi parte, chi resta, le loro emozioni sono rappresentate in maniera credibile oltremodo da un cast eccezionale.

Cine-tatuaggio: una circonferenza intorno a questo tatuaggio

Ringrazio Francesco Stabe che moltissimo tempo fa me lo consigliò in un post in cui si discuteva di film sulla guerra in Vietnam (per mia fortuna segno tutto, altrimenti chissà quando lo avrei recuperato).

102 – Brazil

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Un espressività onirica che solletica nel profondo, stupisce e sconvolge con le sue immagini e con i suoi simboli, trasporta in un mondo parallelo fatto di riferimenti al reale e critica senza bisogno di troppe parole.
Brazil è un vero capolavoro del cinema, Gilliam ha reinterpretato uno dei miei romanzi preferiti dando alla luce un progetto immenso che comunica in ogni suo particolare ma che al contempo resta profetico, lasciando un velo di nebbia nella mente di chi ha assistito, nebbia che necessita del suo tempo per diradarsi.

Immagino sia come una poesia: quando la si legge la prima volta ne cogli la bellezza ma – pur comprendendo l’ambito di cui tratta – non riesce mai ad arrivare tutta, ma necessita di più di una lettura per comprenderla al meglio… credo che lo riguarderò al più presto.

Cine-tatuaggio : delle ali spezzate sulla schiena.

49 – C’era una volta in America

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Un affascinante viaggio nel tempo, un gioco di narrazione e di interpretazione.

Un film immerso nei personaggi attraverso la descrizione finissima delle vicende e delle emozioni, altresì immerso nel luogo che ospita queste vite: un’America fotografata in tre periodi storici fondamentali.

Decisamente lungo, ma capace di essere leggero e piacevole al punto di farti sentire lì nella vicenda.

Giudizio finale: Mi tatuo un orologio da taschino nel palmo sinistro.

30 – Toro scatenato

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Dire Scorsese-De Niro è come dire Leone-Morricone: si tratta di quelle accoppiate che segnano bendate e che regalano momenti di cinema indimenticabili.

Quando un film racconta la vita di qualcuno, esso diventa uno strumento particolarmente potente poiché amplia a dismisura il suo raggio d’azione; quando dietro un progetto simile c’è poi una coppia del genere il riscontro nello spettatore è garantito.

L’unico ingrediente mancante diventa così una storia valida da raccontare, quella di Jake LaMotta lo è decisamente!

Ciò che resta da fare è di cuocerlo a fuoco lento per due ore e servire caldo!

Giudizio finale: mi tatuo un toro sul collo-piede sinistro

28 – Il Padrino (parte 2)

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Forse è solo una mia sensazione, ma guardando questo film e il capitolo precedente (immagino sarà così anche il successivo) ho trovato un insieme di elementi – primo fra tutti la fotografia – legati fortemente a questa saga, e a nessun altro film visto.

È come se prendendo una qualsiasi scena e riproducendone o soltanto i dialoghi, o soltanto il video, o soltanto la musica, li si associa sempre e senza dubbio al Padrino.

Il doppio filone narrativo presente in questa seconda parte credo lo renda un capitolo degno (se non superiore) del predecessore.

Magistrale De Niro che porta a compimento il difficile compito di accollarsi la parte di Vito Corleone che Marlon Brando aveva iconizzato.

Giudizio finale: mi tatuo un piccolo foglio tenuto da una spilla da balia sulla parte destra del petto con sopra la scritta “Red Star Line ” e sotto un “7”

8 – Taxi driver

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Penso che non andrei molto lontano dalla verità nel considerare Taxi Driver un meraviglioso monologo.

Il film scorre su una lama che si assottiglia, giunto al termine si lascia cadere, svelando che tra il tutto e il suo contrario c’è una patina molto sottile.

Lascia impresse molte scene, tra le molte ho trovato esemplare la confidenza che fa al collega di puro nulla.

Giudizio finale: Mi tatuo un’impronta digitale rossa sulla tempia sinistra.

7 – Jackie Brown

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Che dire, Tarantino è Tarantino…

Come lui stesso afferma, il suo cinema o lo si ama, o lo si odia e come aggiunge Frusciante dei Licaoni “nessuno è capace di spiegarne il perché”.

Da buon aspirante cinefilo dico semplicemente che sono uno di quelli che lo ama, ma non sono capace di spiegare perché, né tantomeno posso affermare di riconoscerne le citazioni (forse il film in cui ne ho riconosciuta qualcuna in più del solito è Django Unchained).

Dunque depenno un altro film dall’elenco della sua filmografia.

Manca soltanto Grindhouse – a prova di morte.

Poi ovviamente si ricomincia!

Giudizio finale: mi tatuo una busta di carta sull’avambraccio destro, ben visibile nel momento in cui stringo la mano a qualcuno, come un piccolo promemoria sulla questione “fiducia”.